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La Palombella donata agli sposi Zazzera-Mescolini. Tutto come da tradizione per l’edizione 2023

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Tutto secondo tradizione domenica 28 maggio per la festa della Palombella a Orvieto. A mezzogiorno in punto, tra gli squilli delle chiarine schierate a festa sul sagrato del Duomo, e il sottofondo della musica della Filarmonica “Luigi Mancinelli”, dopo che il vescovo Gualtiero Sigismondi, dal terrazzo del palazzo dell’Opera del Duomo ha dato il via sventolando, come vuole la tradizione, un fazzoletto bianco, è discesa fino in piazza la Palombella.

Tutta come da copione, e da tradizione, è così entrata a pieno titolo nell’album dei ricordi della città l’edizione 2023 della Palombella, la festa più antica di Orvieto, che ogni anno richiama, nel giorno di Pentecoste, gli orvietani in piazza Duomo. Con loro anche tanti turisti, per una piazza Duomo gremita e assolata, insomma tutti con il naso all’insù per seguire il volo della Palombella che, simulacro dello Spirito Santo, è scesa lungo un filo metallico teso dalla torre campanaria della Chiesa di San Francesco fino al sagrato del Duomo, fino al baldacchino storico simbolo del Cenacolo degli Apostoli.

E come da tradizione la bianca colomba dopo la discesa e dopo la visita del veterinario incaricato di verificarne lo stato di salute, è stata consegnata nelle mani del vescovo che ha poi provveduto, sempre secondo tradizione, a farne dono ad una coppia di sposi, Arianna Mescolini e Maurizio Zazzera, che oltre a sposarsi il 1° luglio nella chiesa di Corbara, la terranno con sé custodendola per tutto il tempo che vivrà o magari potranno decidere, chissà, di liberarla in volo il giorno delle loro nozze.

Sempre secondo la tradizione, è stato poi il presidente dell’Opera del Duomo, Andrea Taddei, a tagliare in tanti piccoli pezzetti il nastro rosso che abbellisce la raggiera su cui è fissato il tubo di plexiglass che protegge nel volo la colomba, e a donarlo a chiunque voglia conservarlo per buon auspicio.

La celebrazione fu istituita agli inizi del XV secolo per iniziativa della nobildonna Giovanna Monaldeschi della Cervara, rappresentante di una delle famiglie più antiche e importanti della città. La tradizione vuole che in base all’andamento del volo della Palombella, e soprattutto alla sua salute dopo il volo, si traggano auspici per l’anno agricolo, che stando agli occhietti vispi della bianca colomba discesa ieri, a questo punto promette fecondità e prosperità dei raccolti, e serenità certa per la città.

A far tremare una piazza del Duomo incredula fu, in tempi recenti, l’edizione 2011 quando la colomba, scesa con volo regolare della raggiera, una volta arrivata al baldacchino riuscì ad uscire dal tubo di plexiglass che la proteggeva – a rompersi fu stabilito poi, fu una cerniera – e a volare via, imprendibile, prima sul tetto del Palazzo dell’Opera del Duomo e poi guardando tutti dall’alto in basso, sparì in cielo, tra i tetti delle case. 

Fotogallery a cura di Filiberto Mariani


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