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PrometeOrvieto: “Il sistema di prenotazioni non funziona, basta chiacchiere”

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Riceviamo e pubblichiamo da PrometeOrvieto

La misura è colma e se i problemi creati da Covid, mancanza di risorse, le colpe di “quelli di prima” sono superiori alla sua capacità di risolverli, esiste ancora la dignitosa soluzione di lasciare ad altri la responsabilità di affrontare queste responsabilità.

Egregio assessore Coletto,
la preghiamo di prendere atto delle seguenti considerazioni, che le suggeriamo nella speranza che possano aiutarLa a conoscere meglio come impattino sulla popolazione alcune scelte di politica sanitaria da Lei operate e che emergono dalla gestione del CUP unico regionale: una vera iattura.

C’è il caso della signora di 93 anni che è in attesa di un Doppler dal 2019 e la chiamano qualche giorno fa, poi c’è l’altra signora di 87 anni di Orvieto a cui hanno prescritto l’applicazione urgente di holter pressorio. Appuntamento veloce finalmente, dopo 10 giorni, ma a Città di Castello. Poiché l’holter va applicato e tolto il giorno dopo, la signora deve farsi oltre 500 chilometri in 48 ore. E c’è anche il caso dell’anziano che per effettuare una banale uroflussimetria urgente deve recarsi a Terni tra un mese.

La richiesta di prenotazione, ovunque avvenga, telefono, internet, farmacia o ospedale, arriva al CUP unico regionale, che effettua la prenotazione. Il sistema informatico raccoglie la disponibilità presente in tutti gli istituti regionali in cui sono erogati i servizi, direttamente o in convenzione. Rispetto a questa disponibilità risponde alle domande di servizio indirizzando l’utente verso un istituto che lo eroga.

I criteri sono tradotti in algoritmi (regole) che dipendono quindi dalle scelte della dirigenza sanitaria.

Si può decidere di definire come criterio soltanto il tempo di risposta, o la posizione geografica, o l’età del richiedente, o l’urgenza. Questi sono soltanto alcuni algoritmi, che sono decisi dagli amministratori e non provengono da coincidenze casuali o interventi divini. Se una signora di 87 anni deve fare 500 chilometri in 2 giorni per un banale holter, quale che siano gli algoritmi, non funziona, è sbagliato, in pratica la Sanità è negata.
Il costo stesso del viaggio indirizza verso utilissimi servizi privati a pagamento, che per fortuna non mancano, anzi, sono in continua crescita.

Poiché questi casi e altri simili che si presentano in tutta la Regione sono sicuramente conosciuti da chi amministra la sanità umbra, dobbiamo dedurre che quanto a noi sembra ingiusto e irrazionale è invece una scelta di politica sanitaria, che subiscono soprattutto i più deboli, gli anziani in prima fila e i poveri.

Anche la sindaca di Orvieto conosce queste situazioni e deve sperticarsi a giustificare politicamente l’inefficienza palese, addirittura accusando in Consiglio comunale i dipendenti del CUP di non seguire le indicazioni dei dirigenti sanitari. A dimostrazione ha portando un caso specifico, da lei risolto con un intervento sul dirigente del reparto interessato. Il sindacato degli operatori del CUP è intervenuto dichiarando di non avere possibilità discrezionali né, quindi, responsabilità.
Aggiungiamo che Tardani dovrebbe forse: a) informarsi meglio sul funzionamento del CUP; b) impegnarsi a risolvere i problemi di tutti i cittadini, non di un singolo che le telefona.
Egregio assessore, la invitiamo a guardare con attenzione la cartina geografica della regione che amministra e rileverà che i suoi 850mila abitanti sono sparsi su un territorio vasto, fatto di piccole aggregazioni, e che non può essere gestito con gli algoritmi che vanno bene soltanto in grandi città fornite di numerosi servizi sanitari e adeguati collegamenti. Se poi si sofferma su una tabella anagrafica, si accorgerà che in Umbria circa il 25% della popolazione è anziana e nell’Orvietano qualche punto in più.
Le sue scelte, egregio assessore, determinano che ad anziani e poveri la Sanità è negata.
Ci perdoni la crudezza e perentorietà del giudizio, ma la misura è colma e se i problemi creati da Covid, mancanza di risorse, le colpe di “quelli di prima” sono superiori alla sua capacità di risolverli, esiste ancora la dignitosa soluzione di lasciare ad altri la responsabilità di affrontare queste difficoltà.


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