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“Lea Pacini. L’invenzione del Corteo storico”. In libreria la storia del simbolo della città di Orvieto

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Un inizio molto faticoso, ma poi la consacrazione ad evento simbolo della città. Un’idea originale, nata dalla mente di un vescovo illuminato e dalla volontà infaticabile di una donna determinatissima, ma osteggiato con altrettanta decisione da un altro vescovo. In “Lea Pacini. L’invenzione del Corteo storico“, la giornalista Sara Simonetti ripercorre l’avventura di Lea Pacini che, nel 1951, ricevette dal vescovo Francesco Pieri l’incarico di inventare qualcosa per rivitalizzare la sacre Rappresentazioni a cui, fino ad alcuni anni prima e dall’inizio degli anni Quaranta, era stato affidato il compito di mantenere vivo l’interesse popolare nei confronti del miracolo eucaristico attraverso una spettacolarizzazione che si svolgeva sulla piazza del duomo. Ad un mese di distanza dallo svolgimento del grande evento che celebra la storia e l’orgoglio di Orvieto, arriva in libreria, nelle edicole e in distribuzione nazionale il libro che ripercorre la storia di questa manifestazione che intreccia la propria esistenza con l’identità stessa della città.

Il ritratto autorevole e carismatico della “signora” Lea rivive nel racconto di Simonetti attraverso le testimonianze dei suoi più stretti collaboratori come Fabrizio e Paolo Severini, Tullio Scattoni, Sergio Riccetti. Il libro, corredato da molte foto dell’epoca, da una galleria fotografica finale realizzata da Maria Giulia La Rosa e stampato con i colori della bandiera ucraina in segno di solidarietà con quel popolo oppresso, ricostruisce il clima dell’epoca, raccontando una città che non esiste più.

Si dà conto delle grandi difficoltà che dovette inizialmente fronteggiare Lea Pacini, compresa la forte diffidenza che aleggiava intorno alla sua “creatura” e di come lei riuscì a superarle, coinvolgendo nella sfilata personaggi in vista nella vita orvietana che hanno cosi finito per legittimare il Corteo storico. Si parla anche dei contrasti con il vescovo Decio Lucio Grandoni il quale cercò per anni di sabotare l’evento, in una sorta di competizione che forse vedeva e alimentava solo lui, tra la rievocazione storica e la manifestazione rievocativa.

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