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La ex caserma Piave al centro di un progetto presentato dalla associazione “Città Aperta”

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L’EX CASERMA PIAVE AL CENTRO DI UN PROGETTO DI RIGENERAZIONE PARTECIPATA PER LA CITTÀ DI ORVIETO E IL TERRITORIO

Un progetto ambizioso che rimette Orvieto al centro di un futuro che non riguarda solo l’Umbria ma l’intero Paese. A Palazzo Coelli sede della Fondazione CRO, l’Associazione Città Aperta ha organizzato un convegno “Progettiamo insieme il futuro” che ha messo a disposizione e donato alla cittadinanza un progetto di rigenerazione per l’ex Caserma Piave firmato dall’Ingegner Stefano Di Giacomo fondatore e Amministratore delegato della Alcotec Spa. Insieme a lui si sono confrontati il Prof. Marco Margarita, presidente del Cda della Università Telematica e-Campus e il Prof. Vincenzo Naso, Presidente del Centro Interuniversitario per lo sviluppo sostenibile. Entrambi hanno dichiarato di essere direttamente interessati allo sfruttamento di parte della struttura che verrà rigenerata.

 “Un progetto che tiene conto delle esigenze di una città che non può vivere esclusivamente dei fasti di un grande passato ma ha bisogno di spazi di condivisione dentro la città stessa che siano capaci di attrarre cultura, formazione, turismo” ha dichiarato il presidente dell’Associazione Giuliano Palozzo.

 Orvieto deve vivere non solo sulla memoria di quei fasti ma dovrà essere protagonista della contemporaneità e delle opportunità che da essa scaturiscono.  Non si tratta di una utopia ma capace di sfruttare le diverse linee di finanziamento messe a disposizione dal PNRR (Piano Nazionale di resistenza e resilienza) e dalle  linee di finanziamento dirette dell’EU. Un’opportunità che nasce dal dramma della pandemia ma che serve a ridare slancio, motivazione e sostenibilità ambientale, economica e sociale ai diversi territori ed in modo particolare a quelli delle aree interne.

Tra i componenti dell’associazione e coloro che la sostengono, sono presenti tutte le competenze che permettono di realizzare una progettazione economica in grado di ottenere quelle linee di finanziamento.

Il progetto prevede che nella Ex Caserma Piave possano trovare casa cultura, formazione, lavoro per giovani e donne ricostruendo il tessuto sociale sfilacciato dalla pandemia. Un circuito “cittadino” che vuole assegnare a Orvieto, felicemente posta nella direttrice Nord Sud, nel cuore d’Italia,  il ruolo di polo di attrazione culturale, formativa, digitale, turistica.

Il quadro economico è chiaro. Il progetto ha un costo di 200 milioni di euro che rientrano pienamente nei fondi disponibili e nelle diverse linee di intervento previste dal PNRR e sviluppa una crescita di PIL territoriale del 3-4%, valori calcolati a breve e lungo termine.  Crescita non solo della città di Orvieto ma di tutto il territorio. Un investimento difficile da immaginare  ma, in realtà, Orvieto in passato ha già ottenuto fondi essenzialmente pubblici dello Stato, per cifre ben superiori anche per il valore del tempo di allora (1800 miliardi delle vecchie lire). Oggi i fondi a disposizione sono immensamente superiori poiché extra bilancio dello Stato.

L’associazione Città Aperta lancia un’allerta: i tempi sono brevi, i progetti devono essere definiti e consegnati entro il 30 giugno del 2022 e questa è l’ultima possibilità su cui poter lavorare per attingere a finanziamenti anche a fondo perduto  che non avremo mai più a disposizione. Anche per questo l’Associazione invierà ai componenti del Consiglio Comunale di Orvieto questo progetto con la convinzione che sapranno coglierne la forza e il valore per la comunità che rappresentano e per il ruolo e responsabilità istituzionale che ricoprono

Cosa compresa dai tanti amministratori presenti, sindaci del territorio e lo stesso Presidente della Provincia di Terni. La sfida più grande, a questo punto, la deve accogliere la pubblica amministrazione, come ha sottolineato lo stesso Ministro Brunetta in una recente intervista, e nel caso specifico, il comune di Orvieto proprietario del bene. La cittadinanza è stata coinvolta e lo sarà anche nei prossimi giorni, attraverso la diffusione di un questionario che chiede alla cittadinanza di farsi parte attiva e di portare i propri bisogni e le proprie idee all’interno di quel progetto. Questionario che sarà diffuso nelle scuole, tra le associazioni che animano il territorio dal punto di vista economico, sociale e culturale e anche attraverso la diffusione telematica.

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1 Comment

  • Pietro

    Le prime parole sono significative! “Un progetto ambizioso” sono ormai passati 20 anni da quando il comune di Orvieto con progetti ambiziosi e nell’ottica di “liberare” la città di Orvieto dai militari ha voluto con tutti i costi riprendere lo stabile della caserma Piave. E non si dicesse che sono stati i militari a volersene andare, ero lì e conosco la storia. Anche allora esistevano progetti ambiziosi e grande futuro per lo stabile riconquistato! Troppe amministrazioni sono passate da quel 2002, di ogni fazione politica ma nulla è stato fatto… o per lo meno molto poco. Da quel momento ho iniziato la mia vita da pendolare (anche qui con amarezze e arrabbiature per il disinteresse nei confronti dei pendolari da parte delle amministrazioni…) con Roma e ho iniziato a vedere Orvieto con un occhio diverso, quasi da esterno. E iniziato a mettere e paragonare Orvieto con altre realtà, cose che fino a quel momento non avevo mai fatto perché radicalizzato nella mia città. Non mi sono voluto trasferire perché ho ritenuto che dovessi continuare a dare alla mia città il mio piccolo contributo. Mantenere il mio conto qui, pagando le mie tasse qui e spendendo per tutte le necessità mie e della mia famiglia ad Orvieto. Cercando di contribuire nel mio piccolo ad una economia che mai è decollata. Male amministrata, specchio di una politica più grande che insegnava solo la guerra alla poltrona spesso occupata da incompetenza di qualcuno che dopo aver fallito nel capo personale si è dato alla politica, uno mondo che permette il mantenimento solo con la vendita di parole e la capacità di vendere fumo ai cittadini ignari. Ma non sono le mie parole a dirlo, sono purtroppo i fatti. Orvieto è “l’area scura”, della regione è l’area depressa di una provincia già di per se depressa. È logico che la posizione geografica di comodo della città non fa piacere ne’ a Terni tantomeno a Perugia e nemmeno alle città concorrenti umbre, Foligno, Spoleto., Assisi ecc che vedono Orvieto troppo favorita dalla posizione e troppo avvantaggiata dai collegamenti. Per questo continuamente affossata! Il no alla realizzazione del secondo casello autostradale, la dismissione dell’area logistica merci della stazione, l’isolamento e l’esclusione dall’alta velocità, la sanità che vede un ospedale connesso alle principali vie di comunicazione addirittura sotto la gestione di altro ospedale del territorio (Spoleto?) e a servizio di Roma con uno scambio pazienti-turisti mai avvenuto o solo a senso unico. Per non parlare delle manifestazioni passate per Orvieto e nate ad Orvieto per poi prendere il volo per altri lidi… il teatro, i cinema! Orvieto e questa! E su queste basi nasce l’ennesimo progetto ambizioso! Al di là della facile retorica e delle critiche, proviamo a crederci ancora purché non costituisca ancora una volta solo opportunità dei soliti pochi. Chi ha orecchie per intendere intenda.

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