Il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (SAPPE), per voce del Segretario Regionale Fabrizio Bonino, denuncia un gravissimo episodio di violenza ai danni di un Agente di Polizia Penitenziaria nell’Istituto di Orvieto, e lo indica come drammatico sintomo del collasso del sistema.

L’episodio. Nel corso di una videochiamata, un detenuto di nazionalità marocchina, già noto per precedenti comportamenti aggressivi, ha sottratto con forza il tablet dal supporto che ne impedisce l’uso improprio. Alla ripresa da parte dell’Agente, il detenuto ha reagito con insulti, minacce di morte (“ti ammazzo”) e violenti spintoni, tentando più volte di colpirlo al volto. L’aggressione, iniziata in sala colloqui, è proseguita anche fuori, in un clima di totale intimidazione. Solo l’intervento di un altro Agente, con l’aiuto di alcuni detenuti, ha posto fine all’assalto.
La condanna e la denuncia. “Condanniamo con la massima fermezza questo vile attacco contro un nostro collega, che svolgeva il suo dovere in una situazione di estremo pericolo”, dichiara Fabrizio Bonino, Segretario Regionale SAPPE. “Questo non è un incidente isolato, ma l’ennesimo campanello d’allarme di un sistema penitenziario in ginocchio. Il personale è lasciato solo, esposto a rischi inaccettabili in istituti dove il controllo è minato da carenze strutturali”.
“Episodi come questo, commessi da detenuti extracomunitari, ci dicono che è davvero ora che le pene vengano scontate nei paesi di origine. Lì, è lecito credere che un’aggressione a un agente di polizia non se la potrebbe permettere nessuno. Lo Stato italiano deve smettere di farsi carico, con costi e rischi enormi per il suo personale, di chi mostra tale disprezzo per le nostre leggi e per i nostri valori. È urgente che il Governo tradurrà in fatti concreti gli accordi per il rimpatrio dei detenuti, a partire dalla rapida ratifica dell’intesa con il Marocco.
I dati del contesto critico: La situazione nel carcere di Orvieto riflette una crisi nazionale:
· Sovraffollamento e carenza di personale: L’istituto di Orvieto ospita 30 detenuti in più rispetto alla capienza regolamentare, mentre l’organico della Polizia Penitenziaria conta decine si unità in meno rispetto al previsto. Un mix esplosivo che riduce la sicurezza.
· Emergenza recidiva: Questo episodio si aggiunge ad altri casi critici nell’istituto orvietano, evidenziando problemi sistemici nel controllo del territorio e nella gestione dei detenuti.
Le richieste del SAPPE: Il Sindacato chiede interventi immediati e non più rimandabili:
- Provvedimenti disciplinari e giudiziari massimi contro l’aggressore, anche valutando un suo trasferimento in circuiti di alta sicurezza.
- Un piano straordinario di assegnazioni al carcere di Orvieto per il Corpo di Polizia Penitenziaria, per colmare il grave gap tra pianta organica e personale presente;
- Investimenti in tecnologie e dispositivi di protezione individuale per il personale, compresa l’introduzione del taser
- Una revisione urgente delle procedure di sicurezza negli istituti, con particolare attenzione alla gestione dei colloqui telematici e dei detenuti problematici. (Ad Orvieto ad esempio da qualche anno non è più presente il reparto isolamento chiuso da menti illuminate per creare spazi ai detenuti art.21)
- Accelerare gli accordi bilaterali per il trasferimento dei detenuti stranieri, a partire dalla rapida ratifica dell’accordo Italia-Marocco, affinché le pene siano scontate nei paesi di origine.
“Non possiamo più accettare che le donne e gli uomini in divisa vengano lasciati in balia di una violenza prevedibile”, conclude Bonino. “Lo Stato deve garantire la sicurezza di chi lo rappresenta tra quelle mura. La politica e il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria intervengano subito, prima che si debbano piangere vittime. La pazienza e la sicurezza del personale sono al limite”.

