Dal prossimo anno scolastico 2025/26, l’utilizzo degli smartphone a scuola sarà vietato in tutti gli ordini di istruzione, comprese le scuole superiori. La misura, resa ufficiale da una circolare del Ministero dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, estende di fatto una regola già in vigore per l’infanzia, la primaria e la secondaria di primo grado. L’obiettivo dichiarato è quello di ridurre le distrazioni ed incrementare la concentrazione durante le lezioni. Intervenendo sul tema, il ministro ha ribadito la linea del Ministero: «Non si porta il cellulare a scuola. Le scuole sono bravissime a gestirla».
E saranno proprio le scuole a dover gestire quella che rischia di diventare l’ennesima “patata bollente”. A Orvieto, mentre i primi ordini di scuole sono già operativi dallo scorso anno scolastico, le superiori cittadine, così come quelle di tutta Italia, stanno in questi giorni elaborando proposte e progetti da sottoporre ai propri consigli d’istituto per l’approvazione. «Il nostro consiglio di istituto si riunirà martedì, e sarà in quella sede che illustrerò nel dettaglio la proposta che lo staff di dirigenza ha elaborato – spiega Lorella Monichini, dirigente dell’Istituto di istruzione superiore Scientifico e Tecnico di Orvieto “Majorana-Maitani” – in generale l’orientamento è l’applicazione totale della circolare, ma necessariamente dovremo proporre delle eccezioni, eccezioni che l’istituto dovrà normare».

di Orvieto “Majorana-Maitani”
Durante le sei ore di lezione i ragazzi non potranno avere con sé il cellulare se non a ricreazione, dove però non sarà consentito usarlo. In classe i cellulari saranno invece collocati in un apposito contenitore. E cosa succede a tutte quelle materie in cui fin qui il cellulare è stato strumento attivo di apprendimento e di esercitazione? «La nostra proposta mira a salvaguardare l’uso del cellulare laddove questo sia dal docente richiesto come strumento di didattica – spiega la dirigente – ma l’uso sarà consentito per 20/30 minuti a lezione e solo se il docente ne abbia dato preventiva comunicazione a inizio anno scolastico». Un compromesso che salverebbe tutte quelle discipline scientifiche/informatiche/tecniche che usano lo smartphone con varie apposite applicazioni. «Il docente titolare, al momento della programmazione della propria didattica – spiega ancora Monichini – darà comunicazione della necessità appunto didattica di uso del cellulare. Ne saranno quindi informati il consiglio docenti, il consiglio di istituto, i consigli di classe e naturalmente le famiglie».
E chi non rispetta le regole? «Il mancato rispetto delle regole comporterà una sanzione, ritengo che ai ragazzi vada insegnato un divieto, non imposto». E poi ci sono da valutare anche altri momenti scolastici: «Si, come i viaggi di istruzione – conclude la dirigente – che sono in tutto e per tutto momenti didattici. Lo smartphone ci consente di insegnare ai ragazzi come non perdersi, o nel caso come ritrovare il proprio accompagnatore, ma consente anche di leggere i Qr-Code applicati ormai ovunque per ricevere informazioni e spiegazioni. Insomma stiamo valutando e plasmando la nostra proposta, martedì ne discuteremo e sarà il consiglio d’istituto a creare il regolamento. Vietare in modo assoluto non tiene conto di tanti aspetti didattici, ad esempio non più tardi di un paio di anni fa abbiamo acquistato una applicazione per smartphone che consente allo studente di vedere sul proprio telefono ciò che il microscopio sta vedendo, e così molti altri ambiti dove il telefono è parte operativa di una didattica all’avanguardia».


Come stanno pianificando le scuole superiori di conciliare la piena applicazione della nuova circolare con la necessità di prevedere delle eccezioni? regards Tel U