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Una sim card per Sofia. L’Impresa quasi impossibile della ProCiv di Allerona

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Far uscire una bambina malata e la sua mamma dall’Ucraina, trovare un posto in ospedale in Italia per la piccola e fare oltre 600 chilometri per portare loro una sim card. E’ l’impresa che è riuscita ai volontari di Protezione Civile di Allerona che sabato scorso hanno consegnato alla mamma della piccola Sofia, che ora si trova ricoverata in ospedale a Pescara, una sim card. «Tutto è cominciato la settimana prima di Pasqua – racconta Serena D’Andrea che coordina i volontari ProCiv di Allerona – quando abbiamo scoperto che una delle ragazze ucraine ospitate da una famiglia alleronese aveva, in patria nella zona est, una sorellina di 10 anni e la mamma. All’inizio non capivamo come mai fossero rimaste sul territorio ucraino mentre la figlia più grande era riuscita a arrivare in Italia. Poi abbiamo compreso che la bimba ha dei problemi di salute seri e uscire dal confine sarebbe stato per lei molto rischioso. Servivano delle garanzie. Così abbiamo tradotto la diagnosi, sentito diversi pareri medici, pregato, insomma abbiamo preso tempo e cercato una soluzione a questa che onestamente sembrava una missione impossibile. Ma – racconta sorridendo Serena – siamo di Allerona e la tigna ci bagna le scarpe fin da piccoli. Ho contattato un amico conosciuto a L’Aquila che è un funzionario del dipartimento di protezione civile, il quale in trenta secondi mi ha spiegato come funziona il servizio della Cross, la struttura operativa che si occupa del trasporto sanitario internazionale in caso di emergenza. In quindici minuti mi ha confermato che avremmo avuto i posti sul volo internazionale. Rimaneva il problema di far arrivare Sofia e la mamma al confine con la Polonia. Abbiamo così fatto tantissime telefonate, parlato con altrettanti volontari mai visti di persona, alla fine c’è il posto per loro su un pulmino. Il sabato di Pasqua la mamma ci comunica che l’appuntamento con il pulmino che evacua i civili è previsto alle 4 di domenica. La stessa notte riprendono a bombardare l’area est. Dopo una ventina d’ore di viaggio mamma e figlia arrivano a Leopoli dove ancora si bombarda. Dopo un giorno di sosta a Leopoli escono dal confine, vengono subito accolte dal personale medico della Cross, trasferite in una struttura apposita e venerdì, finalmente, sono salite su un volo per l’Italia». Ma Sofia, in origine destinata a un ospedale romano, per questioni di organizzazione ospedaliera, viene trasferita a Pescara. «Trasferire un paziente che non conosce la lingua – spiega Serena D’Andrea – significa metterlo nelle condizioni di non comunicare con la famiglia né di poter avanzare piccole richieste al personale sanitario. Quindi non ci abbiamo pensato su troppo, abbiamo acquistato una sim card e siamo partiti alla volta di Pescara così che mamma e bambina potessero parlare almeno con l’altra figlia». Speranza, telefonate, logistica, incastri, pulmini e voli, da Allerona hanno fatto tutto il possibile. «E’ andata bene – dice Serena – ora non resta che aspettare che la bimba possa uscire dall’ospedale e venire a vedere quanto è bella Allerona dove l’aspetta la famiglia che ha già accolto la sorella maggiore e che accoglierà anche loro».

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