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Vetrya, cala il sipario. Tomassini: “faremo di tutto per mantenere posti di lavoro”

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Per Vetrya, azienda leader italiana leader nello sviluppo di servizi digitali e soluzioni applicative con sede a Orvieto, è arrivato il momento di scrivere la parola fine sulla propria storia imprenditoriale. Annunciata da vari comunicati che si sono susseguiti nel mese di ottobre, dopo che in settembre il gruppo che fa capo all’amministratore delegato Luca Tomassini era stato chiamato a dar conto ai propri soci della situazione finanziaria sempre più in picchiata, si è svolta ieri l’assemblea degli azionisti che ha deliberato la proposta, presentata dal consiglio di amministrazione, di messa in liquidazione, verso concordato preventivo in continuità indiretta, della società. Al contempo la stessa assemblea ha deliberato di nominare quale liquidatore della società la dottoressa Katia Sagrafena, attuale membro del consiglio di amministrazione. Cala dunque il sipario su una delle avventure imprenditoriali orvietane che più hanno entusiasmato: una scalata al successo quello di Luca Tomassini e di Vetrya che ha portato nel mondo il nome di Orvieto. Da ieri il cda di Vetrya è decaduto, e Luca Tomassini non ne è più il presidente: «L’assemblea degli azionisti – spiega – ha deliberato la messa in liquidazioni di Vetrya. In Vetrya però ci sono aree non solo funzionanti, ma in crescita, che vogliamo continuare a valorizzare, basti pensare al settore del cloud computing e a quello media che sono in forte espansione.»

Ma allora cosa non ha funzionato tanto da far perdere terreno all’azienda e portarla alla liquidazione?

«Le difficoltà sono sorte a fronte dell’interruzione di un segmento di mercato, interruzione non dipesa dalla nostra volontà – spiega Tomassini – abbiamo cercato di tamponare la situazione ma poiché quel preciso segmento costituiva per noi una quota importante, una parte rilevante della nostra attività, e poiché ci siamo trovati dall’oggi al domani davanti a questa impossibilità di continuare in tal senso, non siamo riusciti a recuperare».

Il settore in questione è andato in tilt in seguito alla delibera di Agcom del gennaio 2021 con la quale l’Autorità per le Garanzie nelle Telecomunicazioni, ha stabilito lo stop ai servizi Vas sugli smartphone (I “value added service”, ovvero tutti quei servizi di tipo ‘premium’, a sovrapprezzo, spesso non esplicitamente richiesti dagli utenti). Anche Vetrya ha accusato il colpo inferto alla categoria e la crisi del gruppo si è acuita proprio in quel settore e proprio sotto pandemia Covid quando i servizi digitali hanno registrato segmenti di forte crescita.

In quel segment Vetrya aveva investito in risorse umane…

«Era per noi un impegno importantissimo – dichiara Tomassini – stiamo lavorando per limitare al minimo l’impatto. E’ nostra volontà portare avanti le attività così come è nostra volontà mantenere quanti più posti di lavoro possibile. Faremo ogni sforzo possibile affinché questo accada.»

In Vetrya, prima della crisi, erano occupati 124 dipendenti, di cui 111 nella sede di Orvieto e 13 in quella di Roma. La crisi occupazionale attuale vede coinvolti 35 dipendenti tutti della sede di Orvieto per i quali l’azienda ha aperto la procedura di licenziamento. Lo riferiscono i sindacati che stanno seguendo da vicino la vicenda che sarà oggetto di due tavoli indetti uno per il 16 novembre e richiesto dalla regione Umbria e l’altro il giorno dopo convocato da alcune sigle sindacali. Sul piatto c’è il futuro occupazionale dei dipendenti coinvolti e, più in generale, il futuro dell’azienda.

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