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Chiusura sportelli bancari e servizi essenziali: NO dei Sindaci dell’Area Interna Orvietano

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Presieduta dal Sindaco di Montecchio, Federico Gori in qualità di Coordinatore dei Piccoli Comuni in seno ad ANCI Umbria, questa mattina presso la Sala Consiliare del Comune di Orvieto si è tenuta la conferenza stampa dei Sindaci dell’Orvietano sul problema della chiusura degli sportelli bancari territoriali. Presenti i Sindaci Roberta Tardani (Orvieto), Marco Conticelli (Porano), Fabio Roncella (Montegabbione) e Giovanni Ciardo (Alviano).

Proprio nei giorni scorsi, il tema della chiusura degli sportelli bancari e di altri servizi essenziali era stato oggetto di un intervento dell’ANCI Umbria che, attraverso il Presidente, Michele Toniaccini e il coordinatore dei piccoli comuni, Gori ha rappresentato alle massime autorità di governo della Regione Umbria e del Consiglio Regionale, ai parlamentari umbri, ad ABI, Banca d’Italia, associazioni di categoria e ai vertici nazionali dell’ANCI, la forte preoccupazione per la chiusura di servizi essenziali per le comunità locali sottolineando che le continue chiusure di servizi bancari, indispensabili ai cittadini e alle piccole e medie imprese che insistono e resistono sui territori, specie nelle aree interne della regione, compromettono il mantenimento dell’attrattività imprenditoriale e turistica dei territori stessi.

Dopo un breve saluto di benvenuto ai colleghi Primi Cittadini, il Sindaco di Orvieto, Tardani ha espresso “rammarico e preoccupazione per le decisioni assunte dalla direzione della banca locale, alla quale come Sindaci avevamo rappresentato con estrema disponibilità tutte le ragioni per mantenere aperti i servizi bancari. Siamo un’area interna e stiamo faticando molto per cercare di ripopolare queste aree, ma la perdita di servizi non ci aiuta, anzi penalizza soprattutto le nostre comunità più piccole. Abbiamo agito responsabilmente cercato di far comprendere le ragioni dei cittadini alla dirigenza della Cassa di Risparmio di Orvieto anche attraverso la Fondazione bancaria ma purtroppo oggi dopo mesi di ragionamenti ci troviamo di fronte alla chiusura, a partire da ottobre, di alcune filiali. Cosa questa che ci ha amareggia molto perché speravamo ci potesse essere almeno il mantenimento di qualche servizio”. “Il Covid ha cambiato molte cose – ha aggiunto il Sindaco di Orvieto – ma ha ridato anche valore ai nostri borghi grazie alla qualità della vita che possono garantire.  L’annunciata disattivazione di alcuni sportelli bancari ci ha fatto capire invece che siamo ancora molto lontani dall’affermazione di una cultura diffusa sulla rivalutazione dei territori. Come Sindaci chiediamo l’aiuto alle Istituzioni Regionali e alle forze politiche perché sostengano le ragioni di una comunità che ha bisogno di servizi e che crede molto nella prospettiva di far rinascere e sviluppare questo nostro territorio grazie alla sinergia di tutte le istituzioni e le categorie, nessuna esclusa. Con i Sindaci qui presenti, abbiamo cercato di portare proposte alternative e di metterci a disposizione per trovare delle soluzioni. Comprendiamo le esigenze di riorganizzazione di una banca, ma noi abbiamo il dovere di difendere le nostre comunitá. Il nostro è stato un percorso responsabile che ha cercato di analizzare tanti aspetti e come Sindaci ci siamo sentiti molto uniti in questo percorso e mi sento di dire che usciamo rafforzati per questo. La sconfitta non è la nostra ma di chi ha deciso di disinvestire su un territorio importante su cui si deve puntare, soprattutto oggi”.

Federico Gori, Coordinatore dei Piccoli Comuni dell’Umbria ha ringraziato il Comune di Orvieto per aver ospitato la conferenza stampa ed aver condiviso “il percorso fatto finora, che è stato unitario per contrastare un fenomeno che è la punta dell’iceberg di quanto sta accadendo nella nostra regione. La chiusura delle filiali della Cassa di Risparmio nei territori dei nostri Comuni, si aggiunge infatti ad altre già avvenute in questa regione. Per noi è stato un fulmine a ciel sereno perché abbiamo saputo di queste decisioni per le vie non ufficiali. Abbiamo fatto un percorso istituzionale, silenzioso, ma finalizzato a formalizzare proposte concrete che rispecchiavano le esigenze dei cittadini, l’ultima delle quali, quella di darci del tempo per sensibilizzare le nostre comunità. Stiamo parlando degli sportelli della Cassa di Risparmio, una banca nata e cresciuta con e grazie al territorio. Abbiamo interessato la Fondazione CRO che, seppure non può prendere parte ad alcuni processi decisionali può effettivamente esercitare la tutela del territorio. Ogni Sindaco singolarmente, ma in un disegno unitario, ha messo in moto momenti di interessamento a vari livelli. Siamo andati ai confronti per trovare un compromesso andando oltre le disponibilità nostre e le prerogative dei Sindaci. Per questo siamo molto amareggiati perché questa banca è un servizio ma anche una istituzione per le nostre realtà. Siamo passati dall’aspetto sentimentale – i nostri nonni hanno visto e testimoniato la crescita di questo istituto di credito nel corso degli anni – a quello più pratico. Oggi subiamo un colpo di grazia rispetto ad un servizio essenziale come è una banca di territorio, da sempre tutelata anche da noi amministratori”. “Mai avremmo immaginato di trovarci di fronte ad una decisione già assunta che peraltro abbiamo appreso per le vie non ufficiali – ha proseguito Gori –  quindi una chiusura decisa a tavolino! Oltre a dire NO, noi non ci stiamo e siamo contrariati al continuo subire delle nostre comunità! Non è possibile che ci troviamo da soli ad affrontare un problema simile. E’ giusto che questa problematica venga affrontata da tutte le Istituzioni, Regione e Parlamento compreso che chiamiamo al nostro fianco in questa battaglia. Lo smantellamento dei servizi è un tema serio che ha risvolti molto più gravi. Durante la pandemia ci siamo resi conto dell’importanza del bene primario della salute ma anche dell’esistenza nelle nostre realtà di servizi essenziali. Nel dopo pandemia, stiamo toccando con mano quanto questi servizi siano ancora più importanti per il futuro dell’economia e dello sviluppo, penso al PNRR, al NextGenerationEU, penso al Super Bonus 110 che mettono in circolazione risorse per la ripresa. Per tutto questo non si possono accettare certe contraddizioni! Rispetto alla gestione dei territori interni, il Governo, la Regione, il Parlamento e l’Europarlamento devono porre più attenzione perché i territori non sono borghi fantasma!”. “La chiave di lettura di questa nostra iniziativa di sensibilizzazione – ha concluso – oltre ad esternare un fortissimo dissenso, è quella di interessare tutte le istituzioni superiori e a far conoscere e comprendere come è nato e si è sviluppato il percorso finora intrapreso dai comuni e dove questo finirà, visto che è necessaria un’analisi politica a 360 gradi! Come Sindaci abbiamo mostrato ampia disponibilità facendo un lavoro importante che prima non avevamo palesato, nel tentativo comunque di mantenere il servizio degli sportelli, semmai razionalizzandone i giorni di apertura. Quella di oggi non è dunque la conferenza stampa della rassegnazione, viceversa da oggi cercheremo di valutare insieme alle altre istituzioni tutte le strade alternative, compresa la possibilità di interpellare il credito cooperativo ed altri interlocutori di servizi. Non c’è nessuna resa quindi, bensì il rilancio dell’iniziativa istituzionale e politica”. 

“Ringrazio il Sindaco Tardani che ha condiviso con noi questo percorso pur avendo già avuto chiuso, dallo scorso mese giugno, il secondo sportello della Cassa di Risparmio di Orvieto” ha affermato Marco Conticelli che ha aggiunto: “oggi esprimiamo profondo rammarico per la decisione dei vertici della banca locale che, nell’ultimo incontro avuto con noi, ci hanno detto che la decisione era stata già presa. Stigmatizziamo questa vicenda come una assoluta mancanza di rispetto non tanto per noi quanto per i nostri concittadini. Siamo consapevoli che da soli noi non possiamo fermare un processo in atto da tempo. I dati pubblicati dalla Banca d’Italia ci dicono infatti che oggi la presenza di sportelli bancari ci riporta indietro di 25 anni e che quasi 3 mila comuni sono privi di uno sportello bancario. Questo però fa sì che cresce la disparità tra Comuni. E’ comunque un processo in controtendenza rispetto a quello che sta avvenendo intorno alla riscoperta dei borghi, dal punto di vista turistico, naturalistico e dell’economia dei territori interni. Al di là della trasformazione digitale che è in atto, si apre un dibattito che è politico rispetto alla gestione dei territori e dei borghi il cui destino non è quello della mera sopravvivenza. E’ paradossale e contraddittorio che a fronte di occasioni di ripresa dopo la pandemia, si prendano provvedimenti simili. E’ fondamentale aprire un tavolo sul futuro dei piccoli comuni. Non siamo in una posizione difensiva del nostro operato, ma vogliamo puntualizzare come da alcuni anni a questa parte c’è l’assoluto non rispetto dei territori e dei piccoli comuni. Noi conosciamo la CRO come banca del territorio, territorio che ha rappresentato la sua fortuna. Se questa operazione sembra irreversibile per una serie di motivi, sta anche a dimostrare che non c’è nemmeno un minimo di riconoscenza verso le comunità che hanno concorso al consolidamento della banca. Ci siamo adoperati per fare tutto quello che era nelle nostre possibilità. Siamo stati illusi perché sembrava che fossero almeno garantiti i servizi minimi. Continueremo però a combattere”. 

“Desidero ringraziare il Sindaco Tardani per l’impegno portato avanti con i vertici della banca – ha dichiarato Giovanni Ciardo – io non voglio entrare sugli aspetti aziendali, né voglio sostituirmi a chi prende delle decisioni che probabilmente vanno nell’interesse della banca, anche se il progetto di rilancio annunciato dai vertici dell’istituto non è stato ancora reso noto. Quello che più mi duole è l’impotenza di far capire le ragioni dei Sindaci che portano avanti gli interessi dei cittadini ed hanno delle nostre verso i territori. Le vicende della banca locale sono note e dopo i due anni ‘disperati’ vissuti durante la pandemia e nell’attuale situazione di incertezze durante la ripartenza, mi sento di dire che non era questo il momento per riorganizzare i servizi bancari e prendere decisioni di questo tipo. Ci eravamo presi degli impegni come Sindaci per far lavorare la banca, che ovviamente si doveva riorganizzare. Questo è un segnale emblematico che prospetta l’abbandono dei territori senza garantire servizi banali come il bancomat per i turisti.  Ad Alviano fortunatamente si sono attrezzati altri istituti, come le Poste, questa però non è la strada giusta. Stiamo assistendo ad una beffa. Come Sindaci siamo da soli, il Sindaco di Orvieto è stato sempre in prima linea con noi e ci ha messo la faccia. Mi auguro per la Cassa di Risparmio di Orvieto che queste scelte portino dei frutti ma io mantengo tutti i miei dubbi”.

“Montegabbione era uscito dall’elenco della cancellazione delle filiali e purtroppo alla fine ci rientra – ha dichiarato il Sindaco, Fabio Roncella – come Sindaci non ci siamo incatenati ma abbiamo preferito fare un percorso istituzionale, responsabile e costruttivo che oggi viene cancellato da una decisione unilaterale peraltro comunicata in modo discutibile: a me la Pec di comunicazione delle chiusura della filiale è arrivata un’ora prima dell’incontro con i Sindaci, Pec che è stata vista solo l’indomani! Segnalo la rabbia dei nostri cittadini che sicuramente si attrezzeranno con altre soluzioni presso altri sportelli bancari della zona. Resta il fatto che la popolazione di Montegabbione è anziana ma autonoma che, con grande orgoglio, riesce a gestire ancora bene le attività allo sportello; all’improvviso però questa popolazione si trova senza punti di riferimento nella banca di territorio che impegnava due operatori allo sportello. Una cosa che non viene accettata perché ci si ritrova penalizzati quantunque i flussi dei risparmi siano sempre stati alti. Inoltre, siccome la strutture della filiale è di proprietà della banca, risulta davvero difficile comprendere che la sua chiusura comporti un risparmio, visto che si tratterebbe di una utenza elettrica. Sinceramente si ha l’impressone che questa operazione di razionalizzazione sia stata fatta da chi non conosce i nostri territori! Oltre 70 anni fa l’apertura della banca a Montegabbione fu una festa di paese, oggi invece la sua chiusura sembra una vera e propria pugnalata”. 

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