
L’impresa compiuta dal Gabru, Gabriele Frescucci, da due giorni campione mondiale di corsa su strada nella categoria M45, è il concentrato delle migliori qualità che un atleta possa racchiudere in una sola persona. Prerogative che bastano per definirlo “speciale” nel suo modo di interpretare lo sport, di rispettare i valori della vita e di non sprecare nulla di quanto la stessa vita gli mette davanti.
Sa essere, al tempo stesso, umile e forte. Forte abbastanza da confrontarsi con circa 250 amici-avversari e batterli – dice lui – non perché sia più forte, ma perché più capace di soffrire. È questo lo spirito che lo accompagna nell’atletica Master, uno sport nel quale, anche quando si indossa la maglia iridata, non esistono compensi e chi partecipa lo fa soltanto con spirito coubertiniano, nel ricordo del fondatore dei Giochi Olimpici moderni.
Per coronare il sogno ha percorso oltre 9.000 chilometri, arrivando a Daegu, in Corea del Sud, dove, in questo periodo, la temperatura nell’arco delle 24 ore scende difficilmente sotto i 40 gradi, con un’umidità quasi sempre superiore al 90%.
Nel progetto iniziale, la gara dei 10 chilometri era considerata quasi da outsider rispetto ai 5.000 metri, in programma per il prossimo venerdì. Era proprio per quella gara che era stato fatto un pensiero alla medaglia più preziosa, mentre la doppia distanza veniva valutata come una possibile occasione da bronzo.
La gara è fissata alle 7.00, ora locale, con la sveglia quando è ancora notte fonda e una colazione “mediterranea”, fatta di pane e marmellata trovati sul posto dopo una lunga ricerca.
Partono in molti e solo gli M45, categoria di appartenenza di Gabru, sono 243. Al traguardo arriveranno in circa 160: un dato che racconta bene la durezza del percorso.
I primi 1.000 metri sono di studio, come è solito fare Gabriele. Poi arriva il primo allungo, all’inizio del secondo mille, che provoca la prima selezione su un tracciato per nulla facile e abbastanza diverso da quello descritto nelle informazioni raccolte attraverso Internet.
Il fisico e la condizione rispondono bene e la corsa procede con relativa tranquillità. Anche l’organizzazione si dimostra molto efficiente, proponendo punti di ristoro abbastanza ravvicinati.
La prova di Gabriele comincia ad assumere una fisionomia sempre più chiara, con sfumature decisamente rosee. Ma all’inizio degli ultimi 1.000 metri arriva la crisi che non ti aspetti, provocata da un disturbo gastrico.
Rallenta, ma non si ferma, perché sa anche come resistere a contrattempi del genere. Rimette, poi pian piano si riprende. Nel frattempo, il cinese Chenggao JIAO, secondo classificato, ha intuito le difficoltà dell’italiano. Prova a reagire e si avvicina pericolosamente.
Non sa, però, che il Gabru possiede notevoli capacità di resistenza alla fatica, quelle che gli consentono di mantenere un ritmo improbabile per altri proprio quando lo sforzo diventa maggiore.
La resilienza del campione europeo si dimostra superiore alla caparbietà di JIAO. Gabru taglia il traguardo con quattro secondi di vantaggio e diventa Campione del Mondo.
Nella testa del campione della Stazione scattano i flash di una carriera iniziata quasi per caso, vent’anni fa, seguendo il piano di preparazione del fratello Marco per la staffetta del Corpus Domini.
Il professor Franco Picchialepri, che vede lungo, lo nota e lo convince a provare. È la pedana di lancio sulla quale Gabriele costruirà la sua carriera.
“Le mie giornate durano 22 ore. Le due che restano sono solo per l’atletica”.
Arrivano i primi successi a carattere locale, seguiti dalle vittorie nelle gare regionali, dai titoli italiani e dal bronzo agli Europei di Pescara. Nel 2025 si laurea campione europeo. Da quel momento parte il progetto mondiale, il cui epilogo è quello di sabato scorso.
Attenzione, però: il mondiale coreano è soltanto una tappa di un viaggio che Gabriele intende assolutamente continuare, per puro divertimento. Ormai i sogni sono diventati realtà, anche se venerdì… chissà.
Come ultima notazione, fa piacere ricordare l’ingresso di Gabriele nel circolo dorato dei campioni orvietani, nel quale sono già presenti Romolo Pelliccia e Valeria Pedetti.
Tanti ori e altrettanti record continentali e mondiali conquistati da tre orvietani provenienti da una cittadina con meno di ventimila abitanti, della quale spesso si parla soltanto in termini di decadenza, ma che a livello sportivo riesce ancora a esprimere individualità – e non solo – di grande valore, difficilmente ripetibili in altre comunità di pari dimensioni.


