Il 24 agosto 2026, saranno passati dieci anni dal terremoto di Amatrice. Era il 2016 quando, alle 3.36 del mattino, un sisma di magnitudo 6, scosse e distrusse il centro Italia. Ad Amatrice, sotto le macerie dell’Hotel Roma, furono ritrovati i corpi senza vita di sette persone, tra cui quelli della giovane coppia di orvietani Barbara Marinelli, insegnante di 42 anni, e Matteo Gianlorenzi, commerciante di 44.
Nel decimo anniversario del terremoto di Amatrice, Mario Sanna, reatino, padre del ventiduenne Filippo, tra le vittime del sisma, ha annunciato l’inizio del suo quarto sciopero della fame. Sanna, che insieme alla moglie ha fondato una associazione dedicata al figlio, da anni chiede alla politica e alle istituzioni un fondo di supporto per i familiari delle vittime del terremoto.

Franco e Fernanda Gianlorenzi da Orvieto, genitori di Matteo, per Matteo e per Barbara, i cui genitori sono scomparsi nel 2020 durante la pandemia da Covid-19, gli sono vicini: «Intendiamo manifestare tutta la nostra solidarietà e vicinanza a Sanna – spiega Franco Gianlorenzi – vogliamo giustizia, sappiamo che nessuno mai e con nessuna somma di denaro lenirà mai il nostro dolore – aggiunge – ma vogliamo giustizia e anche noi torniamo chiedere un fondo di supporto per i familiari delle vittime». Anche a Orvieto è nata una associazione che nel nome di Barbara e Matteo è impegnata nel sociale, “3.36 per Barbara e Matteo”.
Anche a Orvieto si auspica che non cali l’attenzione sulla vicenda giudiziaria che nel 2022 è arrivata ad una condanna in primo grado al progettista e direttore dei lavori, rimasto unico imputato a dover rispondere alle accuse di omicidio e disastro colposo nel procedimento relativo al crollo dell’Hotel Roma. E il processo civile non è mai iniziato. Nessuno ha risarcito le famiglie delle vittime. E una condanna non è un risarcimento.
«Chiediamo attenzione – dice ancora Gianlorenzi – chiediamo che qualcuno ascolti noi famiglie». Sanna ha più volte iniziato lo sciopero della fame per poi tornare su propri passi all’apparire di garanzie rimaste però, a quanto pare, solo sulla carta. Stavolta afferma di voler andare in fondo. «E noi siamo con lui – dice Franco Gianlorenzi – ci siamo sentiti qualche giorno fa e glielo abbiamo detto, basta con le promesse, le rassicurazioni».

