Nel decennale della scomparsa, un omaggio all’attrice orvietana che ha fatto ridere e riflettere l’Italia intera
A dieci anni esatti dalla morte, Anna Marchesini torna sugli scaffali delle librerie con un volume che è insieme biografia, ritratto affettuoso e testimonianza corale. È in libreria da aprile 2026, con il marchio Bompiani nella collana Overlook, “Anna Marchesini” di Nicola Lucchi, scritto a partire dalle testimonianze raccolte da Mariangela Galotto e con il prezioso contributo di Teresa Marchesini, sorella dell’attrice. Centonovantadue pagine, brossura con sovraccoperta, prezzo di copertina 17,10 euro (ISBN 9788830108165).

Come si legge nella presentazione editoriale, il libro accompagna il lettore “dietro le quinte della vita artistica e familiare di Anna Marchesini, tracciando il ritratto affettuoso di una donna unica, in grado di armonizzare disciplina e creatività e di trasformare le delusioni in opportunità, i timori in idee, le intuizioni in successi”.
Il percorso narrativo segue l’arco intero di una vita di teatro: dal palcoscenico dell’Accademia nazionale d’arte drammatica “Silvio D’Amico” — dove emerge subito quel temperamento “pieno di malinconia e al tempo stesso irresistibilmente dissacrante” — fino ai microfoni di Radio 2, dove nasce il leggendario Trio con Tullio Solenghi e Massimo Lopez. E poi gli anni della grande televisione, il ritorno al teatro, la voce che si leva “con luminoso coraggio anche da un corpo ormai malato”.
Le pagine, scrivono gli autori, vogliono essere “un omaggio alla generosità e al talento dell’artista che più di ogni altra ci ha insegnato come saper ridere di noi stessi sia un atto fondamentale di intelligenza e libertà”.
Anna Marchesini: una vita
Anna Rita Marchesini nasce a Orvieto il 19 novembre 1953, dal toscano Galileo Marchesini, agricoltore e mezzadro, e da Zaira Parretti, orvietana, maestra elementare e poetessa dialettale. Con i fratelli Gianni e Teresa cresce in una famiglia in cui l’ironia — come avrebbe poi raccontato lo stesso Gianni — “si trasmette come il diabete, per via ereditaria”.
Frequenta il liceo classico “Filippo Antonio Gualterio” di Orvieto e a diciotto anni si iscrive alla facoltà di Psicologia della Sapienza, dove si laurea nel 1975. L’anno successivo entra all’Accademia nazionale d’arte drammatica “Silvio D’Amico” — dove fu ammessa, raccontava lei stessa, soltanto al terzo tentativo — e si diploma nel 1979 come attrice di prosa. Nel 1976 debutta in teatro nello spettacolo “Il borghese gentiluomo” di Molière sotto la regia di Tino Buazzelli.
Il Trio
Nel 1982 è l’incontro che le cambia la vita: con Tullio Solenghi e Massimo Lopez dà vita al Trio, debuttando su Radio 2 con il varietà Helzapoppin. È in quella trasmissione che nasce uno dei suoi cavalli di battaglia, la sessuologa Merope Generosa. Dalla radio i tre approdano in tv con Il tastomatto (1985), poi Domenica in, Fantastico 7, Sanremo, fino al trionfo del 1990 con la celebre parodia dei Promessi sposi. Il sodalizio funziona ininterrottamente dal 1982 al 1994 e si ricostituirà eccezionalmente nel 2008, per tre serate televisive su Rai 1 (Non esiste più la mezza stagione) per festeggiare i venticinque anni dalla fondazione.
La carriera da solista
Sciolto il Trio, Anna prosegue da sola tra teatro e televisione, partecipando alle prime edizioni di Quelli che il calcio con Fabio Fazio. Nel campo teatrale costruisce veri e propri one woman show: “Parlano da sole”, “Una patatina nello zucchero”, “La cerimonia del massaggio” (2003, dal racconto di Alan Bennett), “Le due zittelle” (2005, da Tommaso Landolfi). Nel suo repertorio oltre duecento personaggi — secondo quanto da lei stessa dichiarato — tra cui la Signorina Carlo, la Sora Flora, la Sora Ines, la Bella Figheira, la Cameriera secca dei signori Montagné. Federico Fellini la definì “la più grande comicarola del ventesimo secolo”.
Doppiatrice raffinata, prestò la voce a Judy Garland nel restauro de Il mago di Oz del 1980 e fu una delle voci di Uhura in Star Trek. Dal 2007 insegnò all’Accademia “Silvio D’Amico” che aveva frequentato da allieva.
La scrittrice
A partire dal 2011, Anna Marchesini coltiva una seconda carriera, quella di scrittrice, pubblicando per Rizzoli il romanzo d’esordio Il terrazzino dei gerani timidi (2011), seguito da Di mercoledì (2012), Moscerine (2014) e — postumo, nel 2016 — È arrivato l’arrotino. Tra le pagine di quei libri, e in particolare del Terrazzino, non è difficile rintracciare echi e scorci di Orvieto e dei suoi abitanti.
La malattia e l’ultimo atto
Da tempo afflitta da una grave forma di artrite reumatoide, l’attrice continua a lavorare con straordinaria tenacia. Tra il 2015 e l’inizio del 2016 porta in tournée la lettura del racconto Cirino e Marilda non si può fare, tratto da Moscerine. Il tour si interrompe a maggio 2016 per il peggioramento delle condizioni di salute. Pochi giorni prima della morte presenzia alla laurea della figlia Virginia. Si spegne a Orvieto la mattina del 30 luglio 2016, a 62 anni. I funerali si svolgono in forma privata nella chiesa di Sant’Andrea; le ceneri riposano nella cappella di famiglia, nel cimitero di Orvieto.
Orvieto e Anna: un legame che dura
La città della Rupe non ha mai smesso di sentirla “sua”. Già nei mesi successivi alla scomparsa, l’allora sindaco Giuseppe Germani la ricordò come “un’artista geniale del nostro tempo e una testimone della orvietanità più sana”, esprimendo il rammarico per non averla mai potuta avere come ospite del Teatro Mancinelli, il teatro che da bambina aveva spiato dalla platea e in cui — come scrisse ne Il terrazzino dei gerani timidi — aveva visto per la prima volta “alzarsi la vela e partire la nave”.
Nell’autunno 2017 la stagione teatrale del Mancinelli, sotto la direzione artistica del concittadino Pino Strabioli, le venne interamente dedicata: si aprì il 18 novembre — giorno in cui Anna avrebbe compiuto 64 anni — con la serata-omaggio “Orvieto per Anna”, a cura di Strabioli e Chiara Ridolfi, con la partecipazione del fratello Gianni Marchesini e di Laura Sega. In contemporanea, Rai 3 mandò in onda lo speciale in due puntate “Parlo da sola. Speciale Anna Marchesini”, sempre curato da Strabioli. Negli anni successivi è stato avviato l’iter per intitolarle l’istituto comprensivo Orvieto-Baschi e nel giardino della scuola Signorelli le è stata dedicata una panchina, accanto a quelle di altre figure femminili orvietane.
Anna stessa, in un testo scritto per il proprio sito nel 2008, raccontava con la consueta ironia il rapporto con la città natale: “Sono nata a Orvieto: Orvieto, una parola che milioni di persone muoiono senza aver mai pronunciato, anzi vivendo lo stesso… ma benissimo poi!”. Eppure, come notava il fratello Gianni, “questa è come un’isola che galleggia sul mondo, dove anche il più poveraccio vede le cose dall’alto, le giudica e ridicolizza”: tutto il suo teatro nasce da lì.
Un ritratto a più voci
Il libro Bompiani arriva dunque in una città che non ha mai smesso di custodirne la memoria, e in un momento — il decennale della morte — in cui il bisogno di rileggere la sua figura si fa più forte. La scelta di affidare il volume a uno sguardo esterno e accompagnato dalle voci di chi le è stato vicino — a partire da Teresa, la sorella — promette un ritratto a più voci, capace di tenere insieme il pubblico e il privato, l’attrice e la donna.
Restano da definire date e luoghi delle presentazioni del volume: trattandosi di una novità appena arrivata in libreria, il calendario degli incontri con gli autori è ancora in via di definizione. È però difficile immaginare che il “viaggio” del libro non faccia tappa, presto o tardi, proprio sul palco del Mancinelli — il teatro che Anna aveva tanto amato da bambina e che, ironia del destino, non l’aveva mai vista calcarne le tavole da artista.
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