Hanno protetto per quarant’anni i bassorilievi in marmo dei quattro pilastri della facciata del Duomo di Orvieto, ora sono state rimosse. Si tratta delle vetrate che fino a qualche mese fa proteggevano i bassorilievi, capolavoro nel capolavoro, sui quattro pilastri collocati ai lati dei portali e che raffigurano, scolpiti in marmo, la storia biblica della Creazione, il primo, dell’Antico Testamento, il secondo, il nuovo testamento, il terzo e, infine, il Giudizio universale, il quarto.

Una decisione, quella della rimozione delle vetrate di protezione, arrivata «su richiesta della Soprintendenza dell’Umbria, che in tre diverse comunicazioni ci ha chiesto di procedere in tal senso», ha spiegato all’Ansa Andrea Taddei, presidente dell’Opera del Duomo. Il motivo è «tecnico e non rinviabile». «I perni di fissaggio dei vetri – ha spiegato il presidente – stavano creando problematiche alla pietra della cornice. Di fronte al rischio per la struttura, non avevamo alternative». Le vetrate – grandi pannelli antisfondamento – erano state installate nel 1985, dopo il grave episodio del 1981 quando «vandali colpirono con un martello cinque teste dei bassorilievi: quattro furono recuperate e ricollocate, mentre una dovette essere completamente ricostruita», ha ricordato Taddei.
Nella notte del 22 dicembre 1981, la facciata del Duomo di Orvieto fu oggetto di un atto vandalico: alcune delle figure scolpite a bassorilievo, poste nella parte inferiore della facciata furono danneggiate. In particolare, cinque teste (angeli, profeti, demoni) furono staccate dai loro basamenti, con martellate o colpi di pietra. Le teste vennero portate via. Inizialmente si pensò a un furto su commissione, ma la modalità e l’operato suggerirono un atto di vandalismo e non un furto d’opera d’arte ben pianificato. Quattro dell cinque teste furono poi ritrovate nel 1985, all’interno di un casolare abbandonato nella periferia romana, nel corso di una operazione anticrimine avente come oggetto tutt’altro materiale.

Da allora, per quattro decenni, le vetrate hanno protetto la parte più esposta delle sculture medievali. Rimossi i vetri, sulla pietra restano i segni dell’installazione. Ma non tornerà tutto come prima. «Stiamo studiando nuove soluzioni – ha detto il presidente Taddei». Non saranno, a quanto pare, più utilizzati vetri: oltre ai danni strutturali, infatti, si era creato «un problema di microclima tra la lastra e il bassorilievo». L’obiettivo dell’Opera del Duomo è ora «trovare un sistema che dissuada dal toccare le sculture, mantenga i visitatori a distanza di sicurezza e non interferisca con il marmo né con la facciata». «Contiamo di arrivare a una soluzione definitiva entro Pasqua 2026, ha assicurato Taddei».
Intanto il Duomo – icona della città e del patrimonio artistico italiano – continua ad attirare visitatori. Il 2025, anno giubilare, ha visto «una forte crescita sia del turismo sia del pellegrinaggio religioso», con oltre 800 messe celebrate fino a settembre.





