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Orvieto Sound Festival. Strabioli: «Tornano i grandi concerti a piazza del Popolo»

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Quattro serate di concerti, dal 20 al 23 luglio, in piazza del Popolo a Orvieto, confermando la formula che mette insieme i big della musica italiana del momento e giovani emergenti. E’ la terza edizione dell’Orvieto Sound Festival, manifestazione ideata in collaborazione tra il comune di Orvieto e OtrLive di Francesco Barbaro sotto la direzione artistica di Pino Strabioli.

A salire sul palco di piazza del Popolo saranno Ernia (giovedì 20 luglio), Bresh (venerdì 21 luglio), Carl Brave (sabato 22 luglio) e lo special guest Alex Britti (domenica 23 luglio). A loro saranno affiancati, ad aprire le rispettive serate, Camilla Magli, Samia, Lil Jolie e Giovanni Toscano. Il format ideato e realizzato da OtrLive in collaborazione con il comune di Orvieto e con la direzione artistica dell’attore, conduttore televisivo e regista orvietano Pino Strabioli, si conferma un successo, piace e riporta piazza del Popolo al centro degli eventi. Un festival che lo stesso Strabioli definisce «trasversale, pensato per più pubblici, dal pubblico giovane a quello più maturo, con proposte diversificate». Un format vincente che ha riscosso nelle precedenti edizioni grande successo di pubblico e gradimento. A tirare le fila dell’evento ancora una volta il conduttore televisivo e regista orvietano Pino Strabioli, direttore artistico oltre che del Festival anche del Teatro “Mancinelli”.

Strabioli, alla vigilia del debutto del Festival 2023, può dirsi soddisfatto delle scelte e in generale dell’organizzazione, del format?

«Sono più che soddisfatto, dare anche ai giovani la possibilità di incontrare i protagonisti della musica che loro ascoltano, ci sembrava una bella cosa. E mi sembra tutto ben bilanciato, andiamo da Ernia a Carl Brave fino a Alex Britti, che è un classico della musica italiana, ci ha regalato brani meravigliosi in tutta la sua carriera e continua a farlo. E’ molto legato all’Umbria e conosce bene Orvieto, ha accettato con entusiasmo immediatamente. Le prevendite stanno andando bene, sono contento. ».

Da Ernia a Britti, c’è dentro un gap generazionale ampio e vario, insomma una piazza del Popolo che va dal grande movimento al concerto da apprezzare seduti.

«Un po’ è quello che uno dovrebbe fare sempre nelle proposte culturali e artistiche, ovvero variegarle per accontentare tutto il pubblico e per affascinare i più giovani alla scoperta di qualche artista storico e i più grandi alla scoperta di un nuovo cantante della serie “oddio chi è questo, cosa farà?” e poi invece appassionarsi anche alla musica e ai volti nuovi».

Qual è il segreto per mettere insieme un format di successo come Orvieto Sound Festival? E’ complicato “vendere”Orvieto?

«Sicuramente la collaborazione con Otr e Francesco Barbaro grande conoscitore della musica italiana è un valore aggiunto notevole. Alle spalle abbiamo loro, ovvero una garanzia di qualità che di organizzazione. E’ una sfida per tutti, la sfida è riportare a Orvieto i grandi concerti, dei nomi anche nuovi ma che hanno un grande seguito. In questo ci aiuta Orvieto, ci aiuta piazza del Popolo, e il fatto che stiamo proprio nel cuore dello Stivale è una garanzia per tutti. Orvieto è il nostro biglietto da visita, certo è chiaro che noi non possiamo fare in piazza del Popolo tutto quello che vorremmo. A volte mi fermano e mi dicono “portaci Claudio Baglioni” piuttosto che “vorremmo Cesare Cremonini”, questi nomi hanno bisogno di spazi giganteschi che noi non abbiamo. Abbiamo la bellissima piazza del Popolo e chiunque sentiamo ci dice subito “si”».

Innovativo è il format che mette accanto ai nomi più grandi, i giovani artisti che possono uscire su un palco importante per Orvieto…

«E’ importante che nomi meno conosciuti, ma di grande talento, abbiano la possibilità di sperimentare e proporsi in una piazza così bella, su un palcoscenico importante, dividendo magari il palco con i loro beniamini, magari loro idoli. Sto ricevendo una serie di messaggi in questi giorni da parte di artisti e band orvietani e viterbesi che mi chiedono “Ma potremmo suonare anche noi un paio di pezzi per aprire i concerti”? Penso che nella prossima edizione si possa studiare qualcosa in questo senso».


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