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“No alla Rems nell’ex caserma Piave di Orvieto”. Partita la raccolta firme

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«No alla Rems nell’ex caserma Piave di Orvieto». Dopo la costituzione del comitato cittadino adesso parte la raccolta firme. A Orvieto è ufficialmente partita lunedì 19 dicembre la petizione cittadina di raccolta firme contro la realizzazione, nel centro storico della città del Duomo, di una Rems (residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza).

La struttura sanitaria dedicata a coloro che hanno commesso reati e sono stati dichiarati incapaci d’intendere e di volere, era stata annunciata come in arrivo a Orvieto dall’assessore regionale alla Sanità, Luca Coletto, nell’incontro pubblico che si era svolto in città il 29 novembre scorso. Da lì ne è nato un dibattito cittadino contro la realizzazione di questa struttura che, a quanto spiegato dall’assessore Coletto, dovrebbe vedere la luce al posto dei locali della mensa della ex caserma Piave.

Nei giorni scorsi era nato quindi un comitato civico che ha contestato pubblicamente la nascita di questa struttura. La sindaca Roberta Tardani era quindi prontamente intervenuta spiegando che «al momento non c’è nessun atto o documento ufficiale già stabilito o definito che individua l’ex mensa della caserma Piave, di proprietà della Usl Umbria 2, quale sede di una Rems» puntualizzando che «si tratta di una ipotesi di riutilizzo di quella struttura formulata dall’assessorato regionale alla Sanità e comunque condizionata a uno studio di fattibilità che deve essere realizzato.»

Ma il comitato non ha perso tempo e ribadendo il proprio ‘no’ alla presenza in città di questo tipo di struttura, ha dato il via ieri alla raccolta firme. L’intento, a quanto spiegano i promotori, è quello di riuscire in quanto già fatto a Gualdo Tadino dove, allo stesso modo, la regione Umbria aveva previsto la realizzazione di una simile struttura e il primo cittadino ne aveva anche annunciato la fattibilità. I cittadini gualdesi però sono insorti e con proteste e petizioni avrebbero fatto cambiare alla politica.

Gli orvietani sono dell’avviso che «nel prendere una decisione come questa – spiega il comitato – sarebbe corretto fare una valutazione basata non solo sull’opportunità economica, ma anche sull’impatto che tale scelta può avere. Il tema – questo si chiede principalmente a Orvieto – va comunque discusso e condiviso con la comunità orvietana, in un consiglio comunale aperto».


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